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Il Sanpietro ritrovato

Ci sono giorni in cui non si riesce a trovare uno spunto per preparare la cena: gli ingredienti ci guardano ammutoliti, come uno scrittore sul finire della carriera che non parla più perché ormai ha già detto tutto, allora, per cercare di raccogliere le idee si fa qualcosa di banale, come mettere a bollire delle castagne. I pensieri girano in tondo come le lancette di un orologio che non approdano mai in nessun posto e intanto il tempo passa, le castagne sono cotte e le si sbuccia per fare una purea. Delle foglie di alloro, qualche spicchio di aglio e un tartufo nero, sono come note di una sinfonia appena ascoltata ma che non si riesce a ricomporre nella mente, per dare un senso a questi elementi, così come quando si mettono le note su un pentagramma per dare loro una logica, si fanno imbiondire nell'olio caldo, senza fretta, con la lentezza dei pomeriggi passati a caccia di ricordi. Quando l'olio è ben profumato lo si filtra nella purea di castagne, e un barlume di memoria sembra accendersi, ci si ricorda di unire del fumetto di pesce e fare una crema bella fluida, di quella fluidità che hanno i pensieri quando cominciano a scorrere. I ricordi si attraggono e si sovrappongono illuminando zone apparentemente in contrasto, dei filetti di sanpietro, delle rape e dei finocchi e tutto acquista un ordine ed una armonia: il pesce in forno, le rape a fettine a bollire, i finocchi a stufare nel burro. Ora il quadro i cui colori ci sfuggivano, innocente come un bimbo che gioca a nascondino, ci si mostra nel suo insieme, le rape sul fondo del piatto, il sanpietro ricoperto con la crema di castagne e i finocchi di contorno.

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