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Oca

Un'oca è come una signora, va rispettata, trattata bene. Va pulita con garbo, lavata e fatta scolare, quindi gentilmente profumata con aglio, rosmarino, qualche spicchio di arancia e limone; quando è pronta va spennellata gentilmente con burro della migliore qualità e spolverata di sale come un soffio di cipria prima di uscire. Un'oca non può stare in una pentola qualsiasi, va messa in un tegame ovale dai bordi alti, fatto apposta per lei, quindi passata in forno caldo, ma non troppo. Mentre l'oca si crogiola nel forno va punzecchiata, come con delle battute salaci, di fronte alle quali, come per delle risate trattenute, verserà delle calde lacrime di prezioso grasso.
E quella svampita della faraona? Quella è come una sventata signorina un po' ridanciana che nulla sa del gran mondo e si accontenta di bazzecole: una pentola di acqua con sedano, carote e una cipolla punteggiata di chiodi di garofano, come uno spelacchiato puntaspilli da sarta di periferia, accoglieranno degnamente la nostra faraona e la coccoleranno per tre ore. Dopodiché la faraona e i suoi amici vegetali verranno congedati come amanti inopportuni, e il brodo filtrato e messo al fresco in modo da liberarsi anche del grasso superfluo che affiorerà.
Nel frattempo l'oca, che come ogni nobile signora si fa attendere ma non è mai realmente in ritardo, sarà pronta per uscire dal forno, dorata alla perfezione e cotta a puntino. Aiutiamola quindi a liberarsi della pelle e delle ormai inutili ossa per ammirare al meglio la sua deliziosa e calda carne. Con devozione poniamola nel mixer con parmigiano, tuorlo d'uovo, noce moscata, un poco di mostarda, un cucchiaio di candida ricotta, e aiutandoci col brodo maciniamo il tutto sino ad ottenere un bel ripieno morbido e saporito.
Con questo ripieno e dell'ottima pasta all'uovo, fatta a mano ed a mano tirata sottilissima tagliamo dei dischi perfettamente tondi che accoglieranno la polpa della nostra nobile oca; come in un romantico abbraccio pieghiamo a metà la pasta per fare delle mezzelune perché, si sa, le nobildonne si specchiano nella luna.
Scaldiamo il brodo e come per un ultimo brindisi versiamoci un bicchierino di sherry e quindi cuociamo, anzi coccoliamo, le nostre mezzelune finché non saranno pronte e prima di fonderle con i nostri sensi spolveriamole di preziosi tartufi e sensuali volute di parmigiano.

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