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Riso

Quando sui viali le ultime luci del giorno fanno sembrare incantate le poche foglie rimaste sui rami ormai spogli dei platani è bello lasciarsi andare alle fantasticherie e ai ricordi. In quei momenti è bello immaginarsi il secolo scorso, quando bastava un pugno di riso per creare un incantesimo; una semplice manciata di riso lavato in acqua fredda e bollito per cinque minuti in acqua leggermente salata era l'inizio di un'opera delicata e deliziosa, se quel riso appena scottato veniva poi fatto cuocere lentamente in un paio di tazze di latte fresco profumato di vaniglia. E mentre il riso bolliva con pazienza si montavano dei tuorli d'uovo, a lungo, unendo, a filo, dello sciroppo d'acero bollente per poi unire tutto al riso cotto ben asciutto. A quei tempi i lussi erano pochi e semplici, come la frutta candita, che, tagliata a cubettini e messa nel riso,coi suoi colori vivaci faceva pregustare i sorrisi dei commensali. Per dare un tocco di proibito bastavano un paio di cucchiai di liquore all'arancia, bollito con un po' di acqua e della buccia di arancia grattugiata, dove far sciogliere della gelatina per dare al riso la giusta consistenza e una nota amara lieve, come un monito da non prendere troppo sul serio. E quando era tutto ben freddo con delicatezza vi si univa della panna montata dolcemente, a mano; quindi tutto veniva posto in uno stampo di rame a raffreddare sino al giorno dopo, perché a quei tempi la pazienza era ancora il più rispettato ed indispensabile degli ingredienti.

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